“Dopo la pioggia torna il sereno”

G. Rodari

Friday morning @ Grayson Heights

Eating exploration. The Kirkgate Market

“It seems that you’ve never eaten before”.
Sembra che non abbiate mai mangiato prima d’ora.

Yesterday, after the exploration 4th, tired and starving we decided to try the Market Experience. Amazing.
Far away from Starbucks and Mc Donald. We choose a nice place into the covered Market. All green and blue, in the squared pattern of the table towels. After a quick chat with the “sure sweety”-“of course my darling” blonde waitress we ordered a cheeseburger and a don’t-know-what-pie. But they reassured us that everything was homemade. And.. approved! Not only for the food, that was good, really but for the homely atmosphere and the love that they put in their job. Everybody seems to know each other in that place and although we knew nobody the old man in front of us try to speak with us, maybe because we were acting as we’ve never eaten before. 

Non in un posto così, e probabilmente nemmeno quella specie di tortino-pie-di patate-forse carne?. Insomma patate con contorno di patate. Classicone. Il vecchio signore seduto di fronte a noi, continua a cercare di parlare, cercare perché non è così facile capire cosa ci stia dicendo con la sua parlata West Yorkshire così stretta. Sorridiamo. Annuiamo. La signora bionda a cui abbiamo ordinata torna a chiedere se va tutto bene, se ci piace, se è la prima volta che mangiamo qui. Take care. Tutto qui.
E una parete verde di foto con i commercianti del Kirkgate che sorridono di fronte alle loro svariate e multietniche bancarelle.

E dopo la mattinata trascorsa a catalogare texture e sovrapposizioni di colori, anche l’hamburger sembra disposto su più livelli.
Come Leeds. Enjoy.

Exploration #4. OverLeeds

Going deeply into the project. In this sunny morning we went around looking for details, colours and textures and wondering about what these urban traces can tell. But wow. What a mess!

It seems that in Leeds you can find every color, every pattern, every architectonic style. And it wouldn’t be so surprising if they weren’t so mixed and close and combined. In Leeds present and past live together in the same quarte, in the same street, in the same building. What is it telling us?

Così che è diventata una sfida, un gioco, andare a trovare quei punti di contrasto, di giustapposizione di presente e passato, di vecchio e nuovo. Ma quale passato e quale presente? La storia di Leeds inizia con gli Angli e i Sassoni, ma prima del ‘400 rimane piuttosto piccola e silenziosa. La sua storia evidente è soprattutto sette-ottocentesca. E’ il suo passato nel mercato del tessile della Rivoluzione industriale. Dei sobborghi operai e delle immense Power Station. E’ un passato grigio, fumoso, di mattoni rossi e quartieri di casette tutte uguali con i comignoli come in Mary Poppins. 

E il presente? Quand’è il presente, e di che colore è? E’ nel vetro e nelle superfici lucide e candide del Trinity Centre, nel Merrion, nell’altezza del Bridge Water Place che svetta su tutto il resto. Nelle vetrine dei negozi e botteghe dalle texture più improbabili che sembrano sorreggere gli edifici storici rossi, bianchi, senape che ancora resistono ricchi di pinnacoli e dettagli strutturali ai piani superiori. E’ nei nuovi grattacieli di vetro in cui si riflettono vecchi edifici in terracotta vittoriana.

Who is Leeds?
Which colour is Leeds?

It’s contrast, overlayering, mix and overtelling.

Citazione

Conversation with Steve. #2

Conversation with Steve. #2

“Steve and the sleeping giant”

This morning we discovered some more information about the University of Leeds and its history, through a nice chat with Steve, our tutor. He told us that the Textile and Colours department is the most ancient part of the University and that the Clothworkers’ building is its core, founded in 1874, and after that all the others faculties developed around it, since 1904. And textile and colours seems to be exactly what Leeds has always been famous for. Here colors have been considered from a scientific point of view, explored with quantitative methods and strictly related to technology. But.
But in the early 90s, or probably before, there were a crisis in the textile sector due to international competitor with cheaper labour costs.
Moreover, in the 2000, in Leeds there were also a college for Fashion and Arts but its head seems to had have some problem with finance and taxes so the government asked to the Leeds University to absorb the college for not loosing it.

So that, since 2000, the Uiversity of Leeds held its textile and color heritage with this new art and fashion department. They couldn’t have been separated for long, so in 2005 the School of Design were founded.
But a problem still remain: with so different origins in which direction should the school go?

Maybe they should find a common direction and here is the reason for the brand identity project. But for now the school remain a sleeping giant, with high potentialities, looking for his own direction, hesitant between practice and theory. The difference sometimes is not so easy to define.

Citazione

Leeds. Live it. Love it. Brand it

Leeds. Live it. Love it. Brand it

This morning we had a little chat with Mike Sheedy, teacher at MA Advertising and Design and deputy head of School of design. He, with others, is now working on the brand identity of the school of design of Leeds. The aim is to transmit the richness of this school that have so many souls inside: music, graphic, performance, visual, art, textile… People here should be proud of this variety and diversity, that it’s a kind of unique situation among others english uni.

He also gave us some useful tips about Leeds:

  •  It’s one of the biggest city in England, but it concentrates in a small territory.
  • 70s – 80s. There weren’t so good time here, the industrial Leeds was declining..
  • early 90s the city Council decide to improve the ex-industrial area and relaunched Leeds as a new business city, so they encouraged people to build in the waterfront area, to start creative companies and new businesses. They highlighted the stategic location of the city, placed in the middle of England and that it’s area is not so big, it’s a kind of “condensed city”.
    And it worked!
    It really worked, also in the 2007 recession (think about the Trinity Leeds!)
  • 2005. Leeds. Live it. Love it. Marketing Campaign on air! (the official website doesn’t work now)

…and now? Is it still working? Which is the evaluation of the campaign?

And today which are the needs of the city?

Exploration #3. Short track

Let’s go shopping (and pray?) 

Sempre alla ricerca di landmarks, identità inesplorate e angoli nascosti questa mattina inseguiamo obiettivi ben precisi che, da quanto abbiamo capito, non possono mancare a un sopralluogo a Leeds. Involontariamente si tratta o di zone di mercato o chiese (il nesso è tutto da progettare).

Addentriamoci nel Trinity Leeds: gigantesco e glitterante centro commerciale che dallo scorso marzo se ne sta incastonanto tra la stazione ferroviaria e il centro. Come se avessero messo un colossale tetto di vetro a coprire un intero quartiere. Al momento è agghindato al massimo per l’avvicendarsi del Natale. Il risultato è scintillante come Sex & the City 2.

E si è pure mangiato una chiesa. Anche se non del tutto. Sul lato sud del Trinity sorge infatti uno dei proclamati landmarks della città: la Holy Trinity Church, un magnifico esempio dell’architettura del XVIII secolo, stando alla guida, uno dei “best exemples of a Georgiano Church in the North of England”. Peccato che sia chiusa (noi abbiamo degli evidenti problemi di fuso, ma non riusciamo proprio ad azzeccarne una). Ovviamente la caffetteria di fianco è aperta diamo un’occhiata dalle finestre..una lunga navata, vetrate colorate… Torneremo per il concerto di Natale. 

Ecco, il punto è che quel colossale tetto di vetro dell’edificio scintilloso arriva a coprire e a mangiarsi un pezzo della chiesa-simbolo della città. Ora, sembrano esserlo entrambi, o forse sono diventati un tutt’uno? Hanno anche lo stesso nome. La chiesa, posta in quello che duemila anni fa era un villaggio di druidi, è diventata parte integrante del centro commerciale… altrove sarebbe scandaloso qui semplicemente bringing together past and present is exactly what Leeds is about”.

Abbandoniamo quindi grandi catene, Starbucks e franchising di ciambelle per il vintage e il mercato cittadino: pezzi unici, seconda mano, odori e profumi da impazzirci. Prima tappa: Corn exchange, ovvero l’antico luogo degli scambi tra agricoltori e commercianti. Un romantico edificio ottocentesco, a pianta circolare su due piani, un lunga scalinata, il tutto percorso da una ringhiera. Sembra un altro mondo. La mecca dell’unico e dei ritrovamenti rari. Silenzioso e tranquillo, una scoperta dietro l’altra. Abiti vintage, arredo homemade, magazine indipendenti, tatoo, gioielli ed accessori. Fatevi un giro a “Alice found treasures” (anche solo per il nome del negozio).

Dopo la mecca del vintage una passeggiata alla Leeds Minster. Entriamo dal portone principale ai piedi di una torre altissima. Ma possiamo entrare da qui??. Organi, cori, vetrate colorate e vivaci contrastano con l’interno che rimane sulle tonalità del legno. Fuori aria fredda, verde scintillante del Penny Pocket Park e i colori caldi dell’autunno. E fin qui il solito parco davanti alla chiesa, ma. A metà del parco il terreno di innalza per la presenza del terrapieno dalla ferrovia. Sul terrapieno, quello che a prima vista sembra una pavimentazione dissestata risultano essere tombe. Esatto tombe. Il tranquillo Penny Pocket era in realtà un cimitero fino a quando nel 1866 si trovò in una posizione scomoda per la ferrovia, che comunque doveva passare da lì. Niente di più semplice: hanno costruito ferrovia, alzato il terrapieno e di conseguenza anche le lapidi che sono state messe nella posizione corrispondente, ma sulla salita. Cimitero in pendenza, vista ferrovia.

Ultima tappa Leeds Kirkgate Market: versione scoperta e coperta. Dato il vento freddo preferiamo quella coperta. Ed ecco la nostra terza e nuova shopping experience. C’è di tutto, tutti gli odori, tutti i sapori, tutti i colori. E costa poco. Tradizionale, internazionale, take away, stay. Puoi mangiare, bere, aggiustarti le scarpe, farti riparare il cellulare, comprare un biglietto d’auguri o un mazzo di fiori, o semplicemente farti un giro sotto le bandierine tra i vociare dei butchers, i macellai, che a prima vista sembrano farla da padroni. C’è tutto, magari un po’ stretto, ma c’è. Con tanto di mappa, storia e consigli per gli acquisti, ma la cosa migliore da fare è chiedere.
E vi sarà dato.