Exploration #2

Leeds waterfront

La prima domanda è: ma esiste un vero “lungofiume”? La seconda: quanti lo sanno?

Partenza prevista dalla Stazione ferroviaria di Leeds. Impavidi andiamo alla ricerca del visitor centre e facciamo razzia di mappe, brochure e opuscoli, giusto perché sono free e ci piace farci guardare male dalle commesse. E ce ne andiamo. Una di queste mappa è tutta dedicata al Leeds waterfront. Condizione necessaria all’esistenza di detto percorso è la presenza di un fiume, nel caso si Leeds si tratta del River Aire. L’Aire sorge a nordovest di Leeds da un lago di origine glaciale e con parecchie ansie e ripensamenti di percorso scende fino a Leeds, la supera e va a congiungersi con il River Ouse per poi sfociare sulla sponda est dell’Inghilterra nel Mare del Nord.

Il fiume ha fatto la storia e la fortuna della città, essendo stato importante mezzo di trasporto per i fiorenti commerci tessili della città e, più tardi, zona cardine dell’avvio della Rivoluzione Industriale del 1880. Oggi la zona che si articola lungo il corso del fiume sembra cercare un’attenzione che la città, forse, non le dà più.. Ma merita una passeggiata per la diversità e singolarità di gems, “gemme”, che vi si possono scoprire.
Innanzitutto cerchiamo di oltrepassare la stazione e andiamo nella South Bank di Leeds. Occhio, perché dovete prendere un sottopassaggio davanti alla stazione nascosto dietro ad un noleggio biciclette. Quindi siamo sotto la stazione, galleria da bronx a destra, installazione di un’artista contemporaneo berlinese (Hans Peter Kuhn) a sinistra. Questa è Leeds, e le sue contraddizioni. Quindi cerchiamo di andare per punti.

1. Granary Wharf. Si percepiscono i primi segnali, uditivi, della presenza dell’Aire che scorre qua sotto, in un questa galleria a vagamente illuminata dalla luce polverosa che viene dall’alto. Scopriamo che in ognuna delle nicchie hanno ricavato dei parcheggi sotterranei. Oltrepassiamo il fiume camminando verso un grosso cartello giallo “Granary Wharf”. Un tempo luogo degli scambi degli scambi commerciali via fiume. Usciamo: quartiere nuovissimo di mattoni rossi, composto da un palazzo cilindrico altissimo: “the Candle House”, un hotel Hilton e alcuni bar e ristoranti mondani che si specchiano nell’acqua dell’Aire. Sarà che è mattina, ma sembrano piuttosto vuoti e un sacco di appartenenti in cerca di affittuari.

2. Giotto e i Lamberti. Cosa ci fanno uno dei massimi artisti del Duecento italiano e una famiglia veronese esiliata a Leeds? Dopo l’esilio si saranno rifugiati qui? Mmh, un po’ fuori mano. Ma provate a lasciarvi alle spalle gli appartamenti del “candelotto” di cui sopra e, attraversato un altro ponte, alzate gli occhi. Nel cielo azzurro si stagliano tre torri di mattoni rossi (ovvio). Ma, guardandole bene hanno qualche dettaglio famigliare: sono la copia del campanile di Giotto di Santa Maria del Fiore a Firenze e la torre dei Lamberti a Verona, quella che svetta da piazza Erbe, ovviamente red brick version, costruite a fine Ottocento e usate come ciminiere o camini.

3. Industrial Bridges. Proseguiamo nel percorso sul lungofiume: una stradina asfaltata che si inerpica e segue il corso dell’Aire, non molto frequentata, sebbene segnalazioni e indicazioni in realtà non manchino. Nei punti “salienti” un pannello illustrativo mostra, attraverso alcune illustrazioni e mappe di epoche diverse, cosa avrebbe potuto vedere un  contadino che dalla campagna a sud del fiume, arrivasse a Leeds magari per vendere i suoi prodotti: si nota il prolificare di edifici industriali negli anni, di cui sono rimaste tracce anche nelle case che ancora costeggiano il fiume. Provate a cercarli. Sempre al periodo industriale risalgono alcuni dei ponti, come il Leeds Bridge (in realtà originario del 14 secolo, ma completamente ricostruito nel 1871 con la struttura odierna, poiché rappresentava il maggior accesso alla città), che si proclama luogo natìo del cinema, con il suo immancabile owl circondando da una texture a cerchi sui toni dell’azzurro. Più avanti, il moderno Centenary Bridge (1992) a seguire potete oltrepassare o sottopassare il Crown Point Road, altro prodotto delle necessità commerciali esplose a metà ‘800, con il suo intricato pattern di rossi e bianchi.

4. Arriaviamo quindi nel tanto sospirato new Dock o Clarence Dock. Palazzi moderni. Vetro. Acqua. Barche attraccate a  questa banchina intra-cittadina…Ma un po’ di desolazione. Se non fosse per la presenza del Royal Armouries Museum, ampiamente sponsorizzata in tutta la città con i suoi 5 piani di armature, corazze, spade e fucili dai Sumeri all’Afghanistan, da Excalibur alla spada di Godric Gryffindor (tra l’altro sembra in queste zone il Sig. Potter e compari venissero a caccia di horcrux. Senza contare che la passione di Leeds per il cinema è un’altra gem tutta da scoprire)

5. La mappa ci segnala poi la presenza del Thwaite Mills Museum, altro esempio di cultura industriale: uno degli ultimi esempi rimasti in Gran Bretagna di un mulino alimentato ad acqua. Ci inoltriamo verso sud, costeggiando l’Aire alla nostra destra e sotto i nostri piedi cambiano paesaggi e pavimentazioni: da un quartiere residenziale perfetto e immacolato a residui di fabbriche dismesse che mantengono un certo fascino misterioso fino ad un’attiva zona industriale. Ma la passeggiata rimane circondata dal rumore dell’acqua che scorre e dai colori caldi dell’autunno. Da riprovare in bici, magari in primavera. Già, perché fino al Thwaite Mills sono 40 minuti on foot e una volta arrivati potete scoprire che il museo d’inverno è aperto solo nei weekend. Peccato. (non averlo scritto sulla brochure).

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