Exploration #3. Short track

Let’s go shopping (and pray?) 

Sempre alla ricerca di landmarks, identità inesplorate e angoli nascosti questa mattina inseguiamo obiettivi ben precisi che, da quanto abbiamo capito, non possono mancare a un sopralluogo a Leeds. Involontariamente si tratta o di zone di mercato o chiese (il nesso è tutto da progettare).

Addentriamoci nel Trinity Leeds: gigantesco e glitterante centro commerciale che dallo scorso marzo se ne sta incastonanto tra la stazione ferroviaria e il centro. Come se avessero messo un colossale tetto di vetro a coprire un intero quartiere. Al momento è agghindato al massimo per l’avvicendarsi del Natale. Il risultato è scintillante come Sex & the City 2.

E si è pure mangiato una chiesa. Anche se non del tutto. Sul lato sud del Trinity sorge infatti uno dei proclamati landmarks della città: la Holy Trinity Church, un magnifico esempio dell’architettura del XVIII secolo, stando alla guida, uno dei “best exemples of a Georgiano Church in the North of England”. Peccato che sia chiusa (noi abbiamo degli evidenti problemi di fuso, ma non riusciamo proprio ad azzeccarne una). Ovviamente la caffetteria di fianco è aperta diamo un’occhiata dalle finestre..una lunga navata, vetrate colorate… Torneremo per il concerto di Natale. 

Ecco, il punto è che quel colossale tetto di vetro dell’edificio scintilloso arriva a coprire e a mangiarsi un pezzo della chiesa-simbolo della città. Ora, sembrano esserlo entrambi, o forse sono diventati un tutt’uno? Hanno anche lo stesso nome. La chiesa, posta in quello che duemila anni fa era un villaggio di druidi, è diventata parte integrante del centro commerciale… altrove sarebbe scandaloso qui semplicemente bringing together past and present is exactly what Leeds is about”.

Abbandoniamo quindi grandi catene, Starbucks e franchising di ciambelle per il vintage e il mercato cittadino: pezzi unici, seconda mano, odori e profumi da impazzirci. Prima tappa: Corn exchange, ovvero l’antico luogo degli scambi tra agricoltori e commercianti. Un romantico edificio ottocentesco, a pianta circolare su due piani, un lunga scalinata, il tutto percorso da una ringhiera. Sembra un altro mondo. La mecca dell’unico e dei ritrovamenti rari. Silenzioso e tranquillo, una scoperta dietro l’altra. Abiti vintage, arredo homemade, magazine indipendenti, tatoo, gioielli ed accessori. Fatevi un giro a “Alice found treasures” (anche solo per il nome del negozio).

Dopo la mecca del vintage una passeggiata alla Leeds Minster. Entriamo dal portone principale ai piedi di una torre altissima. Ma possiamo entrare da qui??. Organi, cori, vetrate colorate e vivaci contrastano con l’interno che rimane sulle tonalità del legno. Fuori aria fredda, verde scintillante del Penny Pocket Park e i colori caldi dell’autunno. E fin qui il solito parco davanti alla chiesa, ma. A metà del parco il terreno di innalza per la presenza del terrapieno dalla ferrovia. Sul terrapieno, quello che a prima vista sembra una pavimentazione dissestata risultano essere tombe. Esatto tombe. Il tranquillo Penny Pocket era in realtà un cimitero fino a quando nel 1866 si trovò in una posizione scomoda per la ferrovia, che comunque doveva passare da lì. Niente di più semplice: hanno costruito ferrovia, alzato il terrapieno e di conseguenza anche le lapidi che sono state messe nella posizione corrispondente, ma sulla salita. Cimitero in pendenza, vista ferrovia.

Ultima tappa Leeds Kirkgate Market: versione scoperta e coperta. Dato il vento freddo preferiamo quella coperta. Ed ecco la nostra terza e nuova shopping experience. C’è di tutto, tutti gli odori, tutti i sapori, tutti i colori. E costa poco. Tradizionale, internazionale, take away, stay. Puoi mangiare, bere, aggiustarti le scarpe, farti riparare il cellulare, comprare un biglietto d’auguri o un mazzo di fiori, o semplicemente farti un giro sotto le bandierine tra i vociare dei butchers, i macellai, che a prima vista sembrano farla da padroni. C’è tutto, magari un po’ stretto, ma c’è. Con tanto di mappa, storia e consigli per gli acquisti, ma la cosa migliore da fare è chiedere.
E vi sarà dato.

Citazione

A quick chat with… Vien Cheung

A quick chat with… Vien Cheung

Insegnante e ricercatrice nel dipartimento Colore della School of Design di Leeds ci incontra per una breve chiacchierata. Ci accoglie raccontandoci del suo unico viaggio in Italia, per una conferenza, a Gargnano (BS), sul lago di Garda. Bello conoscere l’esistenza di città del tuo paese da una ragazza di Hong Kong. Lei è arrivata a Leeds per proseguire le sue ricerche nel campo del colore e della misurazione di esso.

Vien, che insieme ad altri, fa parte dello stesso team di Steve, ci racconta il fascino per questa materia in cui ne intervengono mille altre, in cui si incrociano molti altri saperi: fisica, neuroscienze, percezione.. E aggiungiamo qualche tassello al quadro della School of Design e delle loro ricerche. Dunque: nel lab che, a sentire Vien, non ha niente di fantastico poiché è “tutto grigio” (il grigio serve a fornire un background il più possibile neutro per non influenzare i colori) hanno diverso strumenti di misurazione del colore. Alcuni sono molto precisi, funzionano a contatto, ma possono essere usati solo per colori uniformi e su campioni piatti. Per altre misurazioni, per esempio pattern o altri materiali si servono di Digital camera, professionali certo, ma comunque macchine digitali. Dalle foto scattate poi possono desumere i colori di ogni singolo pixel. Ciò che conta, comunque, è tenere sempre in considerazione quale tipo di luce illumina il nostro colore.

Chiediamo un esempio delle ricerche fanno qui. Molte e diverse applicazioni per altrettante aziende. Colore dei loghi, di stampe, poster ma anche di tessuti, abiti e… denti. Già, un’azienda di dentifrici ha chiesto loro una ricerca (focus group, survey, misurazioni…) per capire che bianco è il bianco dei denti. Ovvero: quand’è che che un sorriso viene percepito come bianco? Ovviamente non è il bianco “fisico” della carta o di uno schermo, risulterebbe innaturale, fuori luogo nel dintorno di labbra, viso… Forse non ci eravamo mai chiesti che bianco è il bianco. Iniziamo oggi.

PS: next Monday we will have a Lab tour!