Eating exploration. The Kirkgate Market

“It seems that you’ve never eaten before”.
Sembra che non abbiate mai mangiato prima d’ora.

Yesterday, after the exploration 4th, tired and starving we decided to try the Market Experience. Amazing.
Far away from Starbucks and Mc Donald. We choose a nice place into the covered Market. All green and blue, in the squared pattern of the table towels. After a quick chat with the “sure sweety”-“of course my darling” blonde waitress we ordered a cheeseburger and a don’t-know-what-pie. But they reassured us that everything was homemade. And.. approved! Not only for the food, that was good, really but for the homely atmosphere and the love that they put in their job. Everybody seems to know each other in that place and although we knew nobody the old man in front of us try to speak with us, maybe because we were acting as we’ve never eaten before. 

Non in un posto così, e probabilmente nemmeno quella specie di tortino-pie-di patate-forse carne?. Insomma patate con contorno di patate. Classicone. Il vecchio signore seduto di fronte a noi, continua a cercare di parlare, cercare perché non è così facile capire cosa ci stia dicendo con la sua parlata West Yorkshire così stretta. Sorridiamo. Annuiamo. La signora bionda a cui abbiamo ordinata torna a chiedere se va tutto bene, se ci piace, se è la prima volta che mangiamo qui. Take care. Tutto qui.
E una parete verde di foto con i commercianti del Kirkgate che sorridono di fronte alle loro svariate e multietniche bancarelle.

E dopo la mattinata trascorsa a catalogare texture e sovrapposizioni di colori, anche l’hamburger sembra disposto su più livelli.
Come Leeds. Enjoy.

Exploration #4. OverLeeds

Going deeply into the project. In this sunny morning we went around looking for details, colours and textures and wondering about what these urban traces can tell. But wow. What a mess!

It seems that in Leeds you can find every color, every pattern, every architectonic style. And it wouldn’t be so surprising if they weren’t so mixed and close and combined. In Leeds present and past live together in the same quarte, in the same street, in the same building. What is it telling us?

Così che è diventata una sfida, un gioco, andare a trovare quei punti di contrasto, di giustapposizione di presente e passato, di vecchio e nuovo. Ma quale passato e quale presente? La storia di Leeds inizia con gli Angli e i Sassoni, ma prima del ‘400 rimane piuttosto piccola e silenziosa. La sua storia evidente è soprattutto sette-ottocentesca. E’ il suo passato nel mercato del tessile della Rivoluzione industriale. Dei sobborghi operai e delle immense Power Station. E’ un passato grigio, fumoso, di mattoni rossi e quartieri di casette tutte uguali con i comignoli come in Mary Poppins. 

E il presente? Quand’è il presente, e di che colore è? E’ nel vetro e nelle superfici lucide e candide del Trinity Centre, nel Merrion, nell’altezza del Bridge Water Place che svetta su tutto il resto. Nelle vetrine dei negozi e botteghe dalle texture più improbabili che sembrano sorreggere gli edifici storici rossi, bianchi, senape che ancora resistono ricchi di pinnacoli e dettagli strutturali ai piani superiori. E’ nei nuovi grattacieli di vetro in cui si riflettono vecchi edifici in terracotta vittoriana.

Who is Leeds?
Which colour is Leeds?

It’s contrast, overlayering, mix and overtelling.

Exploration #3. Short track

Let’s go shopping (and pray?) 

Sempre alla ricerca di landmarks, identità inesplorate e angoli nascosti questa mattina inseguiamo obiettivi ben precisi che, da quanto abbiamo capito, non possono mancare a un sopralluogo a Leeds. Involontariamente si tratta o di zone di mercato o chiese (il nesso è tutto da progettare).

Addentriamoci nel Trinity Leeds: gigantesco e glitterante centro commerciale che dallo scorso marzo se ne sta incastonanto tra la stazione ferroviaria e il centro. Come se avessero messo un colossale tetto di vetro a coprire un intero quartiere. Al momento è agghindato al massimo per l’avvicendarsi del Natale. Il risultato è scintillante come Sex & the City 2.

E si è pure mangiato una chiesa. Anche se non del tutto. Sul lato sud del Trinity sorge infatti uno dei proclamati landmarks della città: la Holy Trinity Church, un magnifico esempio dell’architettura del XVIII secolo, stando alla guida, uno dei “best exemples of a Georgiano Church in the North of England”. Peccato che sia chiusa (noi abbiamo degli evidenti problemi di fuso, ma non riusciamo proprio ad azzeccarne una). Ovviamente la caffetteria di fianco è aperta diamo un’occhiata dalle finestre..una lunga navata, vetrate colorate… Torneremo per il concerto di Natale. 

Ecco, il punto è che quel colossale tetto di vetro dell’edificio scintilloso arriva a coprire e a mangiarsi un pezzo della chiesa-simbolo della città. Ora, sembrano esserlo entrambi, o forse sono diventati un tutt’uno? Hanno anche lo stesso nome. La chiesa, posta in quello che duemila anni fa era un villaggio di druidi, è diventata parte integrante del centro commerciale… altrove sarebbe scandaloso qui semplicemente bringing together past and present is exactly what Leeds is about”.

Abbandoniamo quindi grandi catene, Starbucks e franchising di ciambelle per il vintage e il mercato cittadino: pezzi unici, seconda mano, odori e profumi da impazzirci. Prima tappa: Corn exchange, ovvero l’antico luogo degli scambi tra agricoltori e commercianti. Un romantico edificio ottocentesco, a pianta circolare su due piani, un lunga scalinata, il tutto percorso da una ringhiera. Sembra un altro mondo. La mecca dell’unico e dei ritrovamenti rari. Silenzioso e tranquillo, una scoperta dietro l’altra. Abiti vintage, arredo homemade, magazine indipendenti, tatoo, gioielli ed accessori. Fatevi un giro a “Alice found treasures” (anche solo per il nome del negozio).

Dopo la mecca del vintage una passeggiata alla Leeds Minster. Entriamo dal portone principale ai piedi di una torre altissima. Ma possiamo entrare da qui??. Organi, cori, vetrate colorate e vivaci contrastano con l’interno che rimane sulle tonalità del legno. Fuori aria fredda, verde scintillante del Penny Pocket Park e i colori caldi dell’autunno. E fin qui il solito parco davanti alla chiesa, ma. A metà del parco il terreno di innalza per la presenza del terrapieno dalla ferrovia. Sul terrapieno, quello che a prima vista sembra una pavimentazione dissestata risultano essere tombe. Esatto tombe. Il tranquillo Penny Pocket era in realtà un cimitero fino a quando nel 1866 si trovò in una posizione scomoda per la ferrovia, che comunque doveva passare da lì. Niente di più semplice: hanno costruito ferrovia, alzato il terrapieno e di conseguenza anche le lapidi che sono state messe nella posizione corrispondente, ma sulla salita. Cimitero in pendenza, vista ferrovia.

Ultima tappa Leeds Kirkgate Market: versione scoperta e coperta. Dato il vento freddo preferiamo quella coperta. Ed ecco la nostra terza e nuova shopping experience. C’è di tutto, tutti gli odori, tutti i sapori, tutti i colori. E costa poco. Tradizionale, internazionale, take away, stay. Puoi mangiare, bere, aggiustarti le scarpe, farti riparare il cellulare, comprare un biglietto d’auguri o un mazzo di fiori, o semplicemente farti un giro sotto le bandierine tra i vociare dei butchers, i macellai, che a prima vista sembrano farla da padroni. C’è tutto, magari un po’ stretto, ma c’è. Con tanto di mappa, storia e consigli per gli acquisti, ma la cosa migliore da fare è chiedere.
E vi sarà dato.

Exploration #2

Leeds waterfront

La prima domanda è: ma esiste un vero “lungofiume”? La seconda: quanti lo sanno?

Partenza prevista dalla Stazione ferroviaria di Leeds. Impavidi andiamo alla ricerca del visitor centre e facciamo razzia di mappe, brochure e opuscoli, giusto perché sono free e ci piace farci guardare male dalle commesse. E ce ne andiamo. Una di queste mappa è tutta dedicata al Leeds waterfront. Condizione necessaria all’esistenza di detto percorso è la presenza di un fiume, nel caso si Leeds si tratta del River Aire. L’Aire sorge a nordovest di Leeds da un lago di origine glaciale e con parecchie ansie e ripensamenti di percorso scende fino a Leeds, la supera e va a congiungersi con il River Ouse per poi sfociare sulla sponda est dell’Inghilterra nel Mare del Nord.

Il fiume ha fatto la storia e la fortuna della città, essendo stato importante mezzo di trasporto per i fiorenti commerci tessili della città e, più tardi, zona cardine dell’avvio della Rivoluzione Industriale del 1880. Oggi la zona che si articola lungo il corso del fiume sembra cercare un’attenzione che la città, forse, non le dà più.. Ma merita una passeggiata per la diversità e singolarità di gems, “gemme”, che vi si possono scoprire.
Innanzitutto cerchiamo di oltrepassare la stazione e andiamo nella South Bank di Leeds. Occhio, perché dovete prendere un sottopassaggio davanti alla stazione nascosto dietro ad un noleggio biciclette. Quindi siamo sotto la stazione, galleria da bronx a destra, installazione di un’artista contemporaneo berlinese (Hans Peter Kuhn) a sinistra. Questa è Leeds, e le sue contraddizioni. Quindi cerchiamo di andare per punti.

1. Granary Wharf. Si percepiscono i primi segnali, uditivi, della presenza dell’Aire che scorre qua sotto, in un questa galleria a vagamente illuminata dalla luce polverosa che viene dall’alto. Scopriamo che in ognuna delle nicchie hanno ricavato dei parcheggi sotterranei. Oltrepassiamo il fiume camminando verso un grosso cartello giallo “Granary Wharf”. Un tempo luogo degli scambi degli scambi commerciali via fiume. Usciamo: quartiere nuovissimo di mattoni rossi, composto da un palazzo cilindrico altissimo: “the Candle House”, un hotel Hilton e alcuni bar e ristoranti mondani che si specchiano nell’acqua dell’Aire. Sarà che è mattina, ma sembrano piuttosto vuoti e un sacco di appartenenti in cerca di affittuari.

2. Giotto e i Lamberti. Cosa ci fanno uno dei massimi artisti del Duecento italiano e una famiglia veronese esiliata a Leeds? Dopo l’esilio si saranno rifugiati qui? Mmh, un po’ fuori mano. Ma provate a lasciarvi alle spalle gli appartamenti del “candelotto” di cui sopra e, attraversato un altro ponte, alzate gli occhi. Nel cielo azzurro si stagliano tre torri di mattoni rossi (ovvio). Ma, guardandole bene hanno qualche dettaglio famigliare: sono la copia del campanile di Giotto di Santa Maria del Fiore a Firenze e la torre dei Lamberti a Verona, quella che svetta da piazza Erbe, ovviamente red brick version, costruite a fine Ottocento e usate come ciminiere o camini.

3. Industrial Bridges. Proseguiamo nel percorso sul lungofiume: una stradina asfaltata che si inerpica e segue il corso dell’Aire, non molto frequentata, sebbene segnalazioni e indicazioni in realtà non manchino. Nei punti “salienti” un pannello illustrativo mostra, attraverso alcune illustrazioni e mappe di epoche diverse, cosa avrebbe potuto vedere un  contadino che dalla campagna a sud del fiume, arrivasse a Leeds magari per vendere i suoi prodotti: si nota il prolificare di edifici industriali negli anni, di cui sono rimaste tracce anche nelle case che ancora costeggiano il fiume. Provate a cercarli. Sempre al periodo industriale risalgono alcuni dei ponti, come il Leeds Bridge (in realtà originario del 14 secolo, ma completamente ricostruito nel 1871 con la struttura odierna, poiché rappresentava il maggior accesso alla città), che si proclama luogo natìo del cinema, con il suo immancabile owl circondando da una texture a cerchi sui toni dell’azzurro. Più avanti, il moderno Centenary Bridge (1992) a seguire potete oltrepassare o sottopassare il Crown Point Road, altro prodotto delle necessità commerciali esplose a metà ‘800, con il suo intricato pattern di rossi e bianchi.

4. Arriaviamo quindi nel tanto sospirato new Dock o Clarence Dock. Palazzi moderni. Vetro. Acqua. Barche attraccate a  questa banchina intra-cittadina…Ma un po’ di desolazione. Se non fosse per la presenza del Royal Armouries Museum, ampiamente sponsorizzata in tutta la città con i suoi 5 piani di armature, corazze, spade e fucili dai Sumeri all’Afghanistan, da Excalibur alla spada di Godric Gryffindor (tra l’altro sembra in queste zone il Sig. Potter e compari venissero a caccia di horcrux. Senza contare che la passione di Leeds per il cinema è un’altra gem tutta da scoprire)

5. La mappa ci segnala poi la presenza del Thwaite Mills Museum, altro esempio di cultura industriale: uno degli ultimi esempi rimasti in Gran Bretagna di un mulino alimentato ad acqua. Ci inoltriamo verso sud, costeggiando l’Aire alla nostra destra e sotto i nostri piedi cambiano paesaggi e pavimentazioni: da un quartiere residenziale perfetto e immacolato a residui di fabbriche dismesse che mantengono un certo fascino misterioso fino ad un’attiva zona industriale. Ma la passeggiata rimane circondata dal rumore dell’acqua che scorre e dai colori caldi dell’autunno. Da riprovare in bici, magari in primavera. Già, perché fino al Thwaite Mills sono 40 minuti on foot e una volta arrivati potete scoprire che il museo d’inverno è aperto solo nei weekend. Peccato. (non averlo scritto sulla brochure).