Citazione

Leeds. Live it. Love it. Brand it

Leeds. Live it. Love it. Brand it

This morning we had a little chat with Mike Sheedy, teacher at MA Advertising and Design and deputy head of School of design. He, with others, is now working on the brand identity of the school of design of Leeds. The aim is to transmit the richness of this school that have so many souls inside: music, graphic, performance, visual, art, textile… People here should be proud of this variety and diversity, that it’s a kind of unique situation among others english uni.

He also gave us some useful tips about Leeds:

  •  It’s one of the biggest city in England, but it concentrates in a small territory.
  • 70s – 80s. There weren’t so good time here, the industrial Leeds was declining..
  • early 90s the city Council decide to improve the ex-industrial area and relaunched Leeds as a new business city, so they encouraged people to build in the waterfront area, to start creative companies and new businesses. They highlighted the stategic location of the city, placed in the middle of England and that it’s area is not so big, it’s a kind of “condensed city”.
    And it worked!
    It really worked, also in the 2007 recession (think about the Trinity Leeds!)
  • 2005. Leeds. Live it. Love it. Marketing Campaign on air! (the official website doesn’t work now)

…and now? Is it still working? Which is the evaluation of the campaign?

And today which are the needs of the city?

Exploration #1

 

Ora et labora
Anche qui. Sembra che il latino sia arrivato più lontano di quanto a liceo vogliamo credere.

Domanica mattina di sole, ci incamminiamo per Kirkstall Hill poi Morris Lane in un susseguirsi di casette di mattoni rossi, ville di mattoni rossi, complessi di mattoni rossi che si aggrappano alle salite e discese di cui è caratteristica la zona. Il verde intenso del prato che circonda l’abbazia ci dice che siamo quasi arrivati. I colori degli alberi sono quelli caldi dell’autunno, perfettamente intonati con lo stile architettonico che li circonda.

Kirkstall Abbey, immersa nel verde e nel silenzio, costruita dai monaci Cistercensi tra il 1152 e il 1182. Sembra che Henri de Lacy, “Lord of the manor of Pontefract”, durante una grave malattia avesse fatto un voto alla Vergine di costruire un’abbazia a lei dedicata nel caso fosse sopravvissuto. Quindi, una volta guarito, decise di dare ai monaci il terreno di Barnoldswick (oggi nel Lancashire), ma dopo sei anni di tentativi (sei anni!!), resisi conto dell’inospitalità del terreno, decisero di tentare altrove, giungendo sulle rive boscose del fiume Aire (il fiume di Leeds appunto) zona allora abitata da eremiti. Gli autoctoni vennero prontamente “invitati” a sloggiare così che l’abate Alexander poté iniziare i lavori.

Ci addentriamo tra le rovine, sorprendentemente ben conservate. Sembra di essere infinitamente piccoli all’interno di queste mura alte e imponenti. Nel silenzio alcuni turisti si aggirano tra quelli che erano gli spazi dei monaci: chiostro, refettorio, cucina, dormitori e parlatorio, unico spazio in cui i monaci potevano dialogare. Il tutto è semplice e disadorno e non a causa di scorrerie a posteriori ma per volere dei monaci stessi: nessuna distrazione.
Il luogo poi è reso ancora più romantico, alla Will Turner (che tra l’altro riprodusse l’abbazia in alcune opere) dalla mancanza del tetto. All’interno della chiesa, posto a nord, completamente scoperchiata, scorriamo lo sguardo dal basso delle mura imponenti fino all’azzurro intenso del “tetto” che dal ‘500 non c’è più, per volere di Henri VIII, che nella sua nuova funzione di capo della chiesa anglicana confiscò le proprietà della Chiesa cattolica inglese durante il processo della Dissolution of the Monasteries. Il risultato è una delle chiese medievali meglio conservate dell’intero paese, che, completamente scoperta dimentica l’atmosfera buia e scura in cui si aggiravano i monaci nei loro sai, ma permane l’invito al raccoglimento e lo stupore, forse addirittura accentuato dal contrasto con il cielo.